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STORY

La rivincita

by krack76
Viewed: 57 times Comments 1 Date: 02-07-2026 Language: Language

Il primo anno che passai a Porlamar c'era una discoteca che frequentai quasi ogni sera. Si trovava quasi alla fine della 4 de Mayo e non aveva niente di particolarmente speciale. Non era il locale più bello dell'isola e nemmeno il più elegante. Però era uno dei pochi posti dove turisti e venezuelani si mescolavano davvero, ogni notte, senza troppe cerimonie.

La struttura era piuttosto particolare. Al centro c'era la parte coperta con il bar e la pista da ballo. Tutto intorno si sviluppava una zona all'aperto molto più grande, piena di divanetti e tavolini dove la gente passava ore a bere e chiacchierare fino all'alba.

Margarita, in quegli anni, era frequentata soprattutto da turisti del Nord Europa: tedeschi, olandesi, svizzeri, scandinavi. Molti arrivavano per il mare, il soleil e i prezzi bassi. Alcuni restavano poche settimane, altri tornavano ogni anno come se l'isola fosse casa loro.

In quella discoteca c'era anche un gruppo di ragazze che con il tempo imparai a conoscere molto bene. La maggior parte erano madri single. Molte avevano avuto il primo figlio quando erano ancora adolescenti, e non era raro che una ragazza di venticinque anni avesse già due o tre figli. I bambini vivevano quasi sempre con i nonni mentre loro lavoravano o uscivano la sera.

Molti turisti arrivavano a Margarita immaginando di trovare ragazze simili a quelle dei concorsi di Miss Venezuela. La realtà era molto diversa. Erano ragazze normali. Alcune carine, altre meno. Molte avevano fisici appesantiti dalle gravidanze e da uno stile di vita non particolarmente salutare. Non erano certo le modelle che apparivano sulle copertine delle riviste.

I clienti appena arrivati sull'isola facevano sempre lo stesso errore: le vedevano uscire con stranieri diversi e concludevano immediatamente che fossero prostitute. In realtà le cose erano più complicate. Turisti ce n'erano a centinaia, e loro potevano permettersi di scegliere. Uscivano, ballavano, si divertivano e, se qualcuno le piaceva, decidevano di passare la serata con lui. A volte durava una notte, a volte una settimana, a volte molto di più.

Questo non significa che fossero ingenue. Sapevano benissimo come ottenere regali, cene, favori e aiuti economici. Conoscevano il loro valore e sapevano sfruttarlo. Ma non bastava tirare fuori il portafoglio.

Ricordo ancora un turista tedesco che una sera mi si avvicinò. Era piuttosto bruttarello e sovrappeso, e da giorni cercava di attaccare bottone con Naomi senza ottenere grandi risultati. Mi prese da parte e andò subito al punto.
— Le potresti chiedere se per cento dollari viene con me? Io mi vergogno.

La cosa mi divertì. Decisi di fare da ambasciatore. Raggiunsi Naomi e le indicai il tedesco.
— Vedi quello?

Lei gli diede un'occhiata veloce.
— Sì.

— Ti offre cento dollari per passare la notte con lui.

Naomi lo guardò per un secondo, poi scosse la testa.
— No.

Tornai dal tedesco.
— Ha detto di no.

— Duecento — rilanciò subito lui, speranzoso.

Tornai di nuovo da Naomi.
— Adesso offre duecento.

Naomi scoppiò a ridere e rispose secca.
— No.

Più tardi, incuriosito, le chiesi perché avesse rifiutato una cifra del genere.
— No me gusta — disse semplicemente. E per lei l'argomento era chiuso lì.

Nel gruppo c'era una ragazza che si chiamava Alejandra. Era la più bella. Non nel senso delle riviste, ma nel senso che quando entrava in un posto la gente si girava a guardarla. Aveva qualcosa nel modo di muoversi, di guardarti o anche di ignorarti, che ti restava addosso. Mi piaceva. Me n'ero accorto quasi subito, e se n'erano accorte anche le altre ragazze, che su queste cose avevano un radar infallibile.

Il problema era che Alejandra era più grande di me, e lo faceva pesare. Non in modo cattivo, semplicemente mi trattava come si tratta un ragazzino carino e un po' inesperto. Mostrava quella sufficienza tranquilla di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. Io, da parte mia, facevo del mio meglio per sembrare indifferente. Ma era inutile: lo sapevano tutti, lo sapeva lei, e probabilmente lo leggeva chiaramente sul mio viso.

Una sera, dopo la discoteca, quando arrivammo davanti all'hotel tutte le ragazze scesero dalla macchina. Tranne Alejandra. Mi guardò fissa e disse semplicemente che sarebbe rimasta con me.

Ci baciammo intensamente in auto. Poi mi chiese di andare a casa mia. In quel periodo mia madre era a Margarita e stava dormendo nell'altra stanza. Entrammo cercando di fare meno rumore possibile e ci chiudemmo nella mia camera. Erano quasi due mesi che non andavo a letto con nessuna. Alejandra mi piaceva davvero, e il fatto che fosse finalmente lì, in quella stanza dopo settimane di sguardi e battutine, mi aveva messo addosso una tensione che non riuscivo a controllare.

Appena la penetrai, il calore e l'umidità della sua fica mi avvolsero completamente il cazzo. Ero troppo eccitato, la carne bruciava. Durò pochissimo: giusto tre o quattro movimenti prima di venire.

Lei non disse una parola. Non mi rassicurò, non provò a sdrammatizzare l'accaduto. Anzi, dalla sua espressione mi sembrò quasi che mi prendesse per il culo. Il suo silenzio diceva chiaramente:

Ti ho dato una possibilità e hai fallito miseramente

. Si girò dall'altra parte e si addormentò. Io rimasi sveglio nel buio per ore, con un imbarazzo tremendo che mi pesava sul petto come un sasso.

La mattina successiva uscimmo dalla camera fingendo che nulla fosse successo. Mia madre era già sveglia in cucina. Accompagnai Alejandra al suo albergo e pensai, con un misto di rabbia e delusione, che la faccenda tra noi fosse finita per sempre.

Mi sbagliavo di grosso.

La sera stessa, appena rimisi piede nel giro, capii che il segreto non era rimasto affatto chiuso in quella stanza. Non me lo dissero apertamente, ma i sorrisi maliziosi delle altre, gli sguardi complici e le battutine sussurrate erano più che sufficienti. Alejandra aveva raccontato ogni dettaglio. Per qualche giorno fui l'argomento preferito delle loro prese in giro.

Poi, la rabbia si trasformò in determinazione e decisi di riprendermi la mia rivincita.

Il fine settimana successivo, la musica era la stessa, ma io ero cambiato. Eravamo usciti di nuovo dalla discoteca, avevamo preso qualcosa da mangiare ed eravamo reduci dal solito giro notturno. Quando fermai l'auto davanti all'albergo delle ragazze e Alejandra fece il gesto di aprire la portiera per scendere, non le lasciai il tempo di farlo.

Le afferrai il polso con una presa ferma. Non un gesto violento, ma un blocco assoluto che non ammetteva repliche. La costrinsi a girarsi e la fissai dritta negli occhi, con un'intensità che non le avevo mai mostrato prima. Tutta la timidezza e l'imbarazzo dei giorni passati erano svaniti, sostituiti da una fredda e totale sicurezza.

— Stasera non vai da nessuna parte. Vieni con me. — le dissi, con una voce bassa e calma.

Lei mi guardò per un secondo, sorpresa da quel cambio radicale. Provò a sostenere lo sguardo per cercare la solita esitazione, ma non la trovò. Il suo sorriso di sfida si spense per un attimo, sostituito da una vibrazione diversa, un misto di sottomissione e desiderio autentico. Annuì lentamente, accettando che per quella notte il controllo lo avevo preso io.

Entrammo in casa in assoluto silenzio. Non c'era spazio per i convenevoli o per l'attesa. Appena la porta della camera si chiuse alle nostre spalle, la spinsi contro il muro, bloccandola con il peso del mio corpo. Sentii il suo respiro farsi subito corto e accelerato. Le strappai i vestiti di dosso con gesti rapidi e decisi, senza chiederle il permesso, e lei fece lo stesso con i miei, travolta da quell'ondata di energia pura.

La scaraventai sul letto. Alejandra si mise carponi, voltando la testa per guardarmi di sguincio, nel tentativo di recuperare quel briciolo di superiorità che le era rimasto. Ma non le diedi il tempo di fiatare.

La afferrai saldamente per i fianchi, affondando le dita nella sua carne, e puntai il cazzo durissimo, spingendo dentro di lei con un unico affondo profondo, violento e totale, fino in fondo. La sensazione del suo calore stretto mi avvolse, ma stavolta ero io a dettare il gioco. Alejandra cacciò un gemito acuto, strozzato, inarcando la schiena mentre l'impatto le toglieva il fiato.

Non ci furono tre movimenti, e non ci fu spazio per i suoi giudizi. Iniziai a colpirla da dietro con un ritmo incessante, potente e deliberato. Ogni colpo era una risposta ai suoi sorrisi dei giorni passati, una dimostrazione di forza che la costringeva a subire e a godere della mia determinazione.
I nostri corpi sbattevano l'uno contro l'altro con un rumore sordo e umido, e la stanza era impregnata dell'odore denso del sesso e del nostro sudore.
Alejandra provava a resistere, a stare al passo, ma la mia energia era troppa. Iniziai a girarla e a cambiarle posizione come volevo io, dominandola dall'alto, costringendola a guardare la mia totale sicurezza mentre la possedevo senza tregua. La sua finta superiorità si sciolse completamente: i suoi occhi erano spalancati, persi, le sue dita artigliavano le lenzuola e la sua bocca cercava disperatamente aria tra un ansimare profondo e l'altro.

La portai al limite finché non la sentii stringersi attorno al mio cazzo in una serie di spasmi violentissimi e incontrollabili. Era venuta completamente, sfinita dal mio ritmo.
Ma non mi fermai.
Adesso ti faccio pure il culo.Le dissi.
Sfruttando i suoi stessi umori per lubrificare, le puntai il cazzo contro il culo e, senza darle il tempo di riprendere fiato, spinsi con forza ed entrai inesorabilmente, affondando fino alla base. Alejandra cacciò un grido acuto, sorpesa dall'intensità di quell'affondo improvviso, mentre il suo corpo si irrigidiva per la morsa strettissima. La bloccai tenendola ferma per le anche e ricominciai a spingere con un ritmo ancora più duro, profondo e spietato. Sentivo la resistenza e la stretta totale del suo ano che mi avvolgeva a ogni colpo, mentre lei ansimava forte, con la testa affondata nel cuscino, ormai completamente sottomessa alla mia energia.

La possedetti così, senza sosta, finché la tensione non diventò insostenibile. Solo a quel punto, stringendola forte a me, liberai dentro di lei tutto il mio sperma con un orgasmo potentissimo che mi svuotò l'anima.

Quando mi staccai, rimase immobile, supina sul letto, con il petto che si alzava e si abbassava rapidamente e lo sguardo fisso nel vuoto, totalmente svuotata e appagata. Quell'aria di sufficienza era sparita.

Si girò lentamente sul fianco, mi guardò dal basso e, con un filo di voce ancora tremante, mi disse:
— Domani le ragazze non crederanno a quello che racconterò
Mi accesi una sigaretta nel buio, la guardai dall'alto in basso con un sorriso e le risposi secco:
—Stai zitta che tra poco ricominciamo.

POSTED 1 COMMENTS:
  • avatar Robusto Stupendo racconto

    04-07-2026 12:26:20






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