Il ticchettio delle Prime Corna IV - Ultima Parte
by DadoRimango immobile. Il respiro si ferma, i muscoli si irrigidiscono. La mente sembra staccarsi dal corpo.
Passano solo pochi secondi.
BIP BIP BIP
È mia moglie. Un WhatsApp. Senza nemmeno aprirlo, capisco subito: non è un messaggio, è un video. L'anteprima è completamente nera. Non vedo nulla. Non posso capire cosa ci sia dentro.
Non apro la conversazione. Non ancora. La curiosità mi assale, ma qualcosa dentro mi trattiene. Non voglio affrontare la cruda realtà, non adesso.
Ho bisogno di un luogo chiuso, silenzioso, dove il respiro non si mescoli a quello di altri, dove il desiderio possa esplodere senza giudizio. Gli occhi cadono sul bagno pubblico del parco. È lì, a pochi passi.
Cammino veloce, quasi corro, come se non avessi il tempo di fermarmi a pensare. Entro, chiudo la porta, mi appoggio al lavandino.
Le mani tremano, il respiro affannato. Lo stomaco si contorce, la pelle è viva, elettrica. Sono solo, eppure non lo sono. Ogni secondo qui dentro è una piccola trasgressione, un momento sospeso che temo e desidero.
Guardo il telefono. Non so se chiamarla o aprire il profilo. Ogni pensiero vibra lungo la schiena, come una scarica elettrica che mi spinge avanti. Mi guardo allo specchio. Negli occhi riconosco un uomo sospeso tra curiosità e pericolo, tra il bisogno di sapere e la paura di scoprire troppo.
Non posso fermarmi. Non voglio. Con un respiro spezzato, apro il profilo. Silenzio.
Non posso credere ai miei occhi. L'ha fatto, lo hanno fatto... L'immagine appare sullo schermo, netta, crudele, affilata come una lama. Ogni dettaglio sembra urlarmi qualcosa che non sono pronto a sentire.
Sotto, le sue parole: taglienti, precise, brutali... quasi cattive. Non so dove guardare. Foto, testo, foto di nuovo.
Il cervello è in frantumi, incapace di decidere da dove cominciare. Ogni tentativo di capire mi lascia più confuso, più piccolo, più impotente.
Mi sciacquo il viso con acqua fredda, ma il brivido persiste, scivolando lungo la pelle. Resto lì, a fissarmi nello specchio, il mio riflesso che appare sfocato, distante.
La mente vaga, confusa, incapace di trovare una risposta. Come ha fatto una tazzina di caffè, un gesto così semplice, a trasformarsi in questo? Chiudo gli occhi. Non ho visto, non ho sentito. Eppure la scena è lì, viva e pulsante nella mia mente. Come un film che scorre, dove mia moglie è il centro di tutto.
Immagino i suoi movimenti, i gesti che li hanno condotti a quel momento, il respiro affannato che si mescola ai suoi gemiti, il corpo che si piega sotto di lui. Il suo cazzo…
Immagini crude, sporche, che non riesco a scacciare. È come se fossi stato lì con loro.
Ecco, li sto immaginando…
Lei entra nel bar e lo intravede subito. Resta ferma per un istante, come se dovesse raccogliere il coraggio per fare l’ultimo passo. Si avvicina a lui, senza guardarlo. Si siede, senza dire una parola. Il silenzio è pesante. È lui a romperlo.
Ordinano due caffè che non berranno mai.
Lui si china, appena, quel tanto che basta per sfiorarle l'orecchio. Le mormora qualcosa, rapido, una frase breve. Lei abbassa lo sguardo, la risposta già scritta sul viso.
Si alzano quasi insieme. Non sembra voluto, eppure lo è. Escono senza sfiorarsi. Fuori, è lui a prendere il passo. Cammina davanti. Lei lo segue a qualche metro, né troppo vicina né troppo lontana.
Si dirigono verso l’albergo. Entrano nella hall.
Lui cammina con naturalezza. Lei accelera il passo, più svelta, più tesa. Evita gli sguardi, teme che qualcuno possa riconoscerla, anche se sa che è improbabile. Lui chiama l’ascensore.
Nell’attesa, lei fruga nella borsa, senza cercare davvero nulla, solo per non rimanere ferma. I suoi movimenti sono nervosi, ma calmi.
Percorrono il corridoio, passo dopo passo. Lui davanti, deciso. Lei lo segue, mai troppo distante, ma con un’attenzione che non può nascondere
La porta si apre. Il fuoco. Lui la tira dentro, la schiena schiacciata contro il muro freddo. Non c’è spazio. Solo il suo corpo contro di lei, e il calore che cresce, rapido.
Le sue mani cercano il muro, come se fosse l’unica cosa che può tenerla in piedi.
Baci veloci, affamati. I loro corpi si cercano, le mani scorrono, gli abiti cadono a terra. Si muovono nello spazio ristretto di una fottuta stanza d’albergo.
Con un gesto rapido la guida a inginocchiarsi. Lei obbedisce senza resistenza. Il viso è a pochi centimetri da quel cazzo enorme già arrapato.
Le dita esitano, sfiorano, tremano. Ogni tocco è una scoperta. La pelle calda sotto le sue mani. Il suo tocco percorre ogni centimetro, con una morbidezza quasi reverenziale.
Immagino lui che sorride. Non è un sorriso di compiacimento, ma una smorfia che sa di dominio. La sua voce, sicura e tagliente: Non ne avevi mai visto uno così, eh? Il silenzio nella stanza è assoluto. Ogni suono sembra svanire. Le mani di lui scivolano nei suoi capelli, in un gesto tenero e silenzioso. Poi, improvvisamente, un rumore insistente irrompe, deciso. È la lingua di mia moglie, che si muove con una prepotenza che non lascia dubbi su cosa stia accadendo. Gli sta leccando il cazzo...
Lui la fissa senza dire una parola, un silenzio che pesa più di mille frasi. Senza preavviso, la prende e la spinge sul letto, il suo corpo che affonda nel materasso. Lui la sovrasta, deciso e implacabile, le mani che la trattengono con forza, in una posizione che non lascia spazio a immaginazioni. Senza pietà, come se lei fosse solo uno strumento per soddisfare la sua fame. Il cazzone. Lo afferra con la mano, guidandolo nel posto dove deve essere, dove è giusto che sia. La cappella, bagnata dalla lingua di mia moglie, scivola sulla sua figa ormai fradicia. Una volta, due volte. Si guardano, un respiro, un mugugno...è entrato. Me la sta chiavando, me la sta scopando!! Puttana... Immagino i suoi occhi spalancarsi. Non c'è esitazione, solo il respiro trattenuto mentre il cazzo entra in lei, enorme. Il corpo si adatta a ciò che la invade, ma sono gli occhi a tradire tutto: dentro di lei, qualcosa sta accadendo, qualcosa di nuovo, mai provato prima. Li tiene spalancati, incapace di distogliere lo sguardo dal Toro.
Il silenzio che precedeva è rotto dai suoni dei corpi che si uniscono, gemiti e respiri che si mescolano, selvaggi e senza controllo.
La sta prendendo con delicatezza, ma con una fermezza che non ammette esitazioni. Il suo bacino si muove lentamente, in modo sinuoso, senza forzare. Ogni gesto è preciso, deciso e mai brusco. Lei geme. La voce è rotta dal piacere, ogni respiro interrotto da quel lento
ah… ah… ah…
che sfugge dalle sue labbra. Il letto scricchiola, le coperte si aggrovigliano, il corpo di lei si contorce.
Ogni colpo la fa tremare; le mani che si aggrappano ai lenzuoli, le unghie che tracciano piccoli segni nella stoffa. Quando finalmente si adatta al cazzo grosso, la tensione nel suo corpo inizia a svanire. Solo allora riesce a sentirsi più a suo agio con il corpo del Toro.
Le sue mani si staccano finalmente dal lenzuolo lasciando dietro di sé piccole tracce di un piacere che non può più essere nascosto. Scivolano lungo il corpo di lui, accarezzandolo con dolcezza, come a esplorare ogni sua parte. Le dita si fermano sui suoi glutei, tracciando piccoli cerchi, delicati ma decisi. Poi le dita si stringono, afferrando la sua carne con forza, come se volesse tenerlo stretto a sé e accompagnare i suoi movimenti, spingendolo ancora più dentro.
Lui accelera senza più trattenersi.
Il ritmo diventa serrato, insistente, il corpo che spinge contro il suo con più forza. Ogni movimento è profondo, deciso, fatto per farsi sentire fino in fondo.
Lei si lascia andare, il respiro spezzato, il corpo che reagisce a ogni spinta, svuotata di controllo e riempita dal suo cazzo.
Lui inizia a provocarla: Lo vuoi, eh? Lo senti tutto Troia?
Ogni parola è un colpo diretto, un comando travestito da insulto. Lei non riesce a rispondere se non con gemiti.
Con un movimento deciso la solleva da sotto, senza fatica e la costringe a girarsi. La mette a pecorina, esposta.
Il suo cazzo entra ed esce, profondo, feroce, spingendola oltre il limite, facendole perdere il tempo, il senso, la dignità.
Ti piace? ripete, insistente, mentre le dita scivolano tra le sue cosce, a sentire quanto è bagnata. La sua figa è zuppa, ormai aperta. Sì… ah..ah… mi piace… mi piace… — riesce a rispondere con la voce rotta dal piacere. Dillo che lo vuoi. Dillo! Lo voglio! Voglio il tuo cazzo! Lo voglio! Lui non rallenta. Pensa a tuo marito mentre lo dici. Troia. Ti dà della Troia? Un attimo di silenzio. Poi lei ansimando: Si...ah...ah....anche lui… mi dice che sono una troia quando lo facciamo!!
Lui tace.
La risposta gli arriva addosso come uno schiaffo, uno di quelli che non fanno rumore ma lasciano il segno. Ovviamente, non è gelosia. È qualcosa di diverso: una punta d’orgoglio ferito, quasi una sfida. È in quel momento che smette di vederla come una donna da desiderare e la vede per ciò che è davvero: una moglie adultera, una Zoccola, una Puttana da usare.
La afferra con decisione e la trascina verso lo specchio, senza esitazioni, senza riguardi. La spinge contro il vetro, con il cazzo ancora dentro di lei. Lei si appoggia, il vetro freddo contro il corpo caldo. Il riflesso la colpisce: il viso acceso, la bocca aperta, lo sguardo perso. La sua mano afferra i capelli con autorità, mentre l’altra sfiora il ventre con un contrasto di fermezza e delicatezza. È tutto così crudo, così primordiale.
Guardati ringhia vicino all’orecchio Guardati Puttana!! È nuda, i seni schiacciati sullo specchio, gli occhi prima spalancati lentamente si socchiudono. Sta godendo come una maiala.
Il suo volto nello specchio è tutto gemiti e respiro affannoso.
Si vede, si sente una Troia senza controllo, persa in sé stessa e nel desiderio che la travolge. Non riesce a distogliere gli occhi, completamente presa dal piacere e dalla propria degradazione. Vede i movimenti di lui dietro; il suo cazzo completamente dentro non la risparmia. Spinge ogni centimetro dentro. Geme: Ah... sì...ah....ah...ah....siiii... Lui grida: Cosa vedi? Ah...un...ah...una maiala!! Una maiala?? Ed il cornuto ti scopa così? Lei incapace di mentire: N... no... mai... Lui ride piano, una risata sporca, soddisfatta, mentre la guida ancora più vicina allo specchio, come se volesse che lei vedesse ciò che sta facendo, cosa sta diventando. Troppo bravo il cornuto eh? Guardati... guarda come ti stai muovendo sul mio cazzo. Ti piace eh? Le mani affondano nei capelli. Ah..ah...si...porco!! Zoccola!! Maiale...ah aha h...sei un maiale... Lo vuoi eh? Troia. Dillo cosa sei... La testa che si piega in avanti, gli occhi che lo cercano nello specchio, un desiderio sconfinato che le brucia dentro. Sì... sì...lo voglio...ah ah sono una ah ah...sono un Troia!!! Lei geme ancora, incapace di smettere, gli occhi fissi. Lui le prende il mento, costringendola a guardarlo. Mi fai impazzire! incalza mi fa impazzire sentirti dire quanto sei Troia!! Pensa a quel Cornuto... là al bar... che ci sta ancora aspettando!
In un barlume di lucidità mi domando che cosa diavolo possa aver provato mia moglie in quel momento, quando il Toro mi ha dato del Cornuto. Mi chiedo se abbia pensato a tutte quelle volte in cui, tra le lenzuola, abbiamo fantasticato sulla presenza di un altro corpo, un altro uomo, un altro cazzo. Chissà se adesso si sente in colpa per aver oltrepassato quella linea, per essersi spinta oltre fin dal primo incontro. E mentre questo pensiero mi stritola il petto, mi sembra quasi di sentire la sua voce, roca e tremante, sospesa tra il rimorso e il desiderio, arrivarmi addosso, nuda e crudele:
sì…ah…ah...sono un Troia...una Troia...”
Smetto di fantasticare.
Come se qualcuno avesse tirato una leva, spegnendo la luce nella mia testa. Basta.
Troppo tempo a immaginare, a costruire scenari. Non c'è più spazio per le fantasie. Il video è qui, sul mio cellulare.
Non voglio più pensare. Voglio vedere. Voglio sapere cosa ha fatto. Cosa ha fatto quel Troione di mia moglie con il porco!
Inizio a sentire dall'esterno delle voci ovattate, distanti, ignare di tutto. Ma qui dentro, in questo cazzo di bagno, ci sono solo io e quel video. Non è il posto giusto per guardarlo, lo so. Ma ormai è troppo tardi. È successo tutto troppo in fretta, e non posso più tornare indietro. Osservo le mani. Non tremano. Sono leggere, come se non mi appartenessero, come se fossero di qualcun altro. Il tempo rallenta. Il cuore batte più lentamente. È sempre così, prima di oltrepassare un confine.
Per mesi abbiamo parlato. Perversioni, sogni sporchi sussurrati. Allora sembrava facile. Solo parole. Ora non è più così. Una volta aperto non ci sarà ritorno. Niente più
forse
. Niente più dubbi. Deglutisco.
Il battito rimbomba nelle tempie, nel collo. Non è solo paura. È il terrore più profondo: scoprire che mi piacerà. Il dito indugia. Un secondo. Due. Il respiro si ferma. Ancora un attimo. Premo play.
Appena il video parte, tutto è nero. La schermata è confusa, indistinta, non si vede nulla. Il cellulare è stato preso male, l’immagine sfocata, solo un’ombra. Non capisco subito cosa sto guardando. Poi, l’immagine comincia a stabilizzarsi. Prima solo un frammento, poi lentamente inizio a riconoscere i tratti familiari. È lei.
Il culo di mia moglie riempie lo schermo. La mano del Toro è sopra di lei, larga e pesante. Non è una carezza: lo stringe.
Vedo il suo cazzo. Lo riconosco subito. È quello che ho guardato mille volte mentre scopava altre donne. Quello su cui ho sborrato così tante volte, immaginando che un giorno avrebbe scopato mia moglie.
È dentro di lei, si muove come se volesse farle sentire ogni centimetro.
Pensavo sarebbe stato più violento, più maiale. Invece no. C’è quasi silenzio.
Si muove con naturalezza, come se fosse esattamente dove deve essere. Lui dentro di lei, lento, deciso. Ogni spinta è netta, precisa.
Resto lì, a guardare. Senza pensarci, istintivamente, mi sbottono i pantaloni. Abbasso la cerniera, comincio a segarmi. La mia attenzione è tutta su di loro, su come si muovono, su come si cercano. Poi... uno schiaffo colpisce il suo fondoschiena.
PAM Un suono netto. La pelle vibra. Lei non reagisce. Non si difende. Non protesta. Accetta.
Il silenzio torna, più denso, più carico. Trattengo il respiro, come se fossi io quello colpito. Vergogna e eccitazione si mescolano, una corrente elettrica che mi percorre. PAM Il secondo colpo è diverso. Più deciso. Definitivo. Sento il cazzo indurirsi. Quasi mi vergogno. Io la guardo. La guardo scivolare in qualcosa che non posso più definire con parole innocenti, qualcosa che è puro possesso, pura depravazione.
Non riesco a vedere il volto di mia moglie, ma sento il suo respiro. Sta godendo. Lo sento in ogni sospirare, in ogni movimento del suo corpo.
Troia La voce arriva prima dell’immagine, calma, sicura. Stai guardando becco? Mi si chiude lo stomaco. L’inquadratura è di nuovo instabile, il corpo di mia moglie occupa quasi tutto lo schermo. Si muove con un ritmo costante. Stai vedendo come si muove? Il fondoschiena va avanti e indietro. Poesia per i miei occhi quasi increduli. Avresti dovuto vedere come mi ha ciucciato il cazzo continua, con una risata. Deglutisco. Che figa stretta ho trovato. È una porca dice. Te la sto sfondando per la prima volta. Becco.. Infierisce. La sua voce è dura, senza rimorsi. Ogni parola è un colpo, un movimento che entra dentro di lei e dentro di me. Ogni sua spinta è forte, precisa. Io guardo. Lei ansima. Cerca di trattenersi. Lui no. La provoca. Usa le parole. Le usa contro di me. Diglielo che ti piace. Lei non parla. Gode. E gode forte. Vorrei vedere il suo volto, ma l'inquadratura non lo permette. All'improvviso, l'immagine vacilla di nuovo, tremando lentamente, nervosamente. Intuisco che lui le sta prendendo la mano. Vuoi il mio cazzo? dice Lo vuoi Troia? La frase resta sospesa. Un respiro. Poi un altro. E infine la voce le scappa di bocca in modo deciso: Sì…si....ah...ah...lo voglio!! Voglio il tuo cazzo...
Nel momento esatto in cui la sento, una scarica attraversa il mio corpo. Rivedo la mano, la mano di mia moglie. La tiene per il polso. È sul suo culo. Fagli le corna! — urla mentre la penetra duro. Lei geme, le dita che tremano. Poi il gesto. Le corna. Resto immobile.
Me le ha fatte. Il gesto che ho immaginato mille volte è lì, sullo schermo. Fatto da lei. Sì, fallo… fallo per lui! — insiste prendendola con forza.
Lei geme più forte, il corpo che si muove al ritmo delle sue mani e delle sue parole. Guarda che Puttana hai sposato!! L’immagine trema nuovamente. Lei perde il controllo, la voce si spezza. – Diglielo! – incalza. – Digli cos’è diventato! È in quell’istante che sento che sta per dirmelo. Le parole che ho sempre voluto sentirle dire: Sei un Cornuto, amore...ah...ah...un Cornuto…un Cornutoo!!!! Più forte insiste il maiale. Un Cor....
Il video si chiude di colpo. Schermo nero.
Resto solo nel bagno, con il telefono spento e il mio riflesso che mi fissa. Non c’è più nulla da immaginare. Non so se sono felice, se sono arrabbiato, incazzato, se mi sento tradito o se sono tutte queste cose insieme.
Una cosa è chiara, però: sono ufficialmente un Cornuto. Lo sono diventato sul serio. Non è più una fantasia, non è più un sogno perverso o un pensiero proibito. È reale. Mia moglie l’ha fatto con un altro. E io l’ho visto. Si è lasciata montare al primo incontro: Puttana…
Rido piano, tra me e me. Rido di me stesso.
Cornuto. Cornuto, non faccio che darmi del Cornuto.
Ho il cazzo ancora duro, il desiderio brucia dentro di me, e non mi sono nemmeno reso conto che sono venuto nel lavandino. Nella mia testa c’è un solo pensiero, una sola ossessione: lei.
Non importa ciò che ha fatto, né chi l'ha toccata. Non c’è spazio per la rabbia, non c’è posto per il rancore.
Voglio solo tornare da lei, prenderla tra le braccia, sentire la sua pelle sotto le mie mani, baciargli i seni, succhiarle i capezzoli, assaporare ogni singolo angolo del suo corpo ormai impresso dal sapore del Toro. Voglio che mi parli, che mi racconti ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni gesto. Voglio sentire la sua voce mentre rivela ogni frammento di ciò che è successo…com’è stato ma soprattutto cos'ha provato con quel cazzo così grosso.
Voglio amarla, scoparla profondamente, e nel farlo sentire finalmente, dalle sue labbra, con la sua voce, quelle parole: SEI UN CORNUTO!!
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