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STORY

L’amante di mia moglie . Parte terza

by Mariosem
Viewed: 552 times Comments 3 Date: 09-10-2026 Language: Language


PARTE 3
Al mattino i raggi del sole filtravano le persiane disegnando strisce luminose e polverose sul pavimento di cotto. Ci svegliammo quasi contemporaneamente, e gli occhi si incontrarono nel grigio della stanza ancora intima. Non c'era bisogno di parole. Le accarezzai un seno, il pollice che passava lentamente sul capezzolo già indurito dal ricordo e dal contatto. Angela sospirò, la memoria della notte precedente che le riaffiorava nella mente come un'ondata calda e opprimente: la lingua esperta di Bruno tra le sue gambe, il mio cazzo che la spingeva da dietro con forza mentre lei succhiava avidamente il membro dell'altro, il dolore acido e il piacere straziante sovrapposti quando Bruno l'aveva presa da solo riempiendola completamente.

Stai pensando a lui?

sussurrai, la voce roca dal sonno e dal desiderio. Angela annuì, un sorriso tirato e complice sulle labbra.

E a te che guardavi,

rispose con un filo di voce. La mia risposta fu un bacio, profondo e famelico. La mia mano scese tra le sue gambe, trovandola già bagnata, già pronta.

Sei una puttana perfetta, Angela,

mormorai contro la sua bocca, le parole una lode e una condanna.

La mia puttana.

La spinsi sulla schiena, mi posizionai tra le sue cosce e la presi senza alcuna preliminare, con un colpo secco e profondo che le fece sbattere la testa contro il cuscino. Fu un sesso veloce, brutale, un modo per rivendicare il possesso dopo la condivisione della notte. Angela lo accolse, le unghie che gli affondavano nella schiena, gemendo il nome di Bruno mentre io la sbattevo contro il materasso con rabbia e passione, finché entrambi non crollammo, esausti e di nuovo appagati, grondanti l'uno dell'altra.
La sera successiva, il telefono di casa squillò con un suono acuto che tagliò il silenzio domestico. Fui io a rispondere, ma passai subito il ricevitore ad Angela dopo aver sentito la voce all'altro capo del filo.

È Bruno,

disse, con un'espressione indecifrabile, un misto di curiosità e tensione.

Ciao, Angela,

la voce di Bruno era tesa, quasi supplichevole.

Volevo... volevo solo ringraziarti. E Mario. La serata... è stata... indimenticabile.

Angela si appoggiò al muro freddo del corridoio, il cuore che le batteva un po' più forte, un battito irregolare che risuonava nelle orecchie.

Anche per noi, Bruno. È stato un piacere,

rispose, mantenendo la calma. Ci fu un lungo silenzio, rotto solo dal leggero fruscio della linea, una pausa carica di attesa e desiderio non detto.

Potremmo... potremmo rifarlo, qualche volta?

chiese lui, quasi in un sussurro, come se la domanda stessa fosse una colpa. Angela mi guardò, e io feci un cenno impercettibile di assenso, un leggero movimento del capo che le diede il permesso. “Che dirti, Bruno…l’altra sera è stato meraviglioso proprio perché è stato tutto spontaneo” rispose lei, la voce ora liscia come la seta, carica di una ambiguità inequivocabile. “ Non sono sicura che ripetere lo stesso copione mi piacerebbe. Ti farò sapere”
Il giorno dopo, Angela mi raccontò che in ufficio l'atmosfera era elettrica, carica di una tensione palpabile che sembrava far vibrare l'aria. Io ho indossato il tailleur grigio perla, disse, con la gonna al ginocchio che si stringeva perfettamente sui miei fianchi e una camicia di seta bianca, sbottonata di un bottone in più del solito per lasciare intravedere il merletto nero del reggiseno come piace a te. Ogni mio movimento nel corridoio lo avevo studiato per attirare su di me l'attenzione. Non è passato molto tempo prima che Bruno mi intercettasse vicino alla macchina del caffè, con uno sguardo che sembrava mi stesse divorando.

Angela,

mi ha detto, avvicinandosi un po’ troppo e invadendo il mio spazio personale. Poi la sua mano mi ha sfiorato il gomito, e subito dopo

Possiamo parlare? Un attimo.

Io, continuò Angela, l’ho seguito incuriosita e un po’ agitata perché volevo vedere dove voleva andare a parare. L'ufficio di Bruno è al termine del corridoio, una stanza con una finestra che da su un tetto di zinco. Sono entrata , e lui mi ha seguita, chiudendo la porta dietro di sé. Ho sentito il clic della maniglia ma non ho sentito il rumore della chiave che girava nella toppa, un piccolo dettaglio che onestamente mi ha eccitato un pochino pensando che qualche collega sarebbe potuto entrare all’improvviso.
La stanza era immersa in una luce crepuscolare, le tendine erano abbassate e filtravano la luce del tardo pomeriggio. Non ti dico l’odore che c’era in quell’ufficio: carta, caffè freddo, il debole profumo del legno del mobile, ma sotto ho sentito anche l'odore di Bruno e del suo desiderio. Lui era teso, potevo leggerlo nella rigidità delle sue spalle, nel modo in cui si passava una mano tra i capelli corti.

Non riesco a smettere di pensarci,

mi ha detto senza preamboli e con la voce roca.

A te. A noi. A l’altra notte.

Io sono rimasta in silenzio, appoggiata allo stipite della porta, con le braccia conserte sotto il seno. Ho iniziato a guardarlo e a godere del suo disagio, del potere che avevo su di lui, del modo in cui i suoi occhi mi scivolavano addosso, bruciandomi i vestiti. Poi fece un passo verso di me e disse:

Sei bellissima, Angela. Anche qui, in ufficio. Sempre.

Un altro passo. Ormai eravamo vicini, potevo sentire il calore del suo corpo, percepire il suo odore maschile mescolato al profumo del sapone.

Mi fai impazzire.

La sua mano è risalita lungo il braccio, le dita che stringevano leggermente la mia pelle, lasciandomi una scia di fuoco.

Sai cosa voglio dire?


Amore, adesso viene il bello. Anziché rispondere a parole, ho allungato piano piano una mano e gliel’ho appoggiata sui pantaloni all’altezza del suo cazzo che era già duro e pulsante. Bruno a questo punto mi ha baciata in un modo quasi famelico dettato forse dall'eccitazione del proibito, dal rischio di essere scoperti, dal sapore di una scopata in un luogo di lavoro. Anch’io tesoro ero eccitata e gli ho infilato la lingua in bocca mentre continuavo a strofinargli il cazzo con un ritmo lento e torturante, premendo il pollice contro la cappella infuocata. Lui mi ha spinto indietro, facendomi sbattere dolcemente contro la porta chiusa. Mi ha aperto la giacca, poi ha iniziato a toccarmi i capelli, tirandoli leggermente mentre mi baciava sul collo e dietro l'orecchio.

Ti voglio,

mi ha detto

Adesso. Qui.


Mi ha quasi strappato la camicia facendo volare i bottoni per terra e ha cominciato a succhiarmi i capezzoli che puoi immaginare erano già duri come il marmo tanto ero eccitata. Sono rimasta lì con gli occhi chiusi e la bocca semiaperta ad assaporarmi quella eccitazione che sentivo, aumentata dal rischio che qualcuno potesse bussare in qualsiasi momento e magari sentire i nostri loro sospiri. L'idea mi ha fatto tremare ma nello stesso tempo un'ondata di calore mi ha percorso da capo a piedi. Non ce l’ho fatta a resistere, Mario, credimi e allora gli ho detto

Leccamela,

quasi come fosse stato un ordine. Bruno ha ubbidito senza esitazione, si è inginocchiato sul pavimento, mi ha sollevato la gonna, scoprendo che non indossavo mutandine.

Dio, Angela,

mi ha sussurrato e ha iniziato a leccarmi la fica, con una lingua così audace che mi ha fatto gemere e quasi godere.

Lì. Non fermarti.

gli ho detto e lui mi ha leccato con più insistenza, esplorandomi ogni piega, ogni centimetro di pelle umida e sensibile, succhiandomi il clitoride, entrando dentro anche con tre dita. Visto che iniziavo a tremare e che le ginocchia minacciavano di cedere gli ho detto

Alzati,

e l’ho spinto via con una forza che non sapevo di avere. Mi sono voltata e appoggiando le mani alla porta, gli ho offerto il mio culo nudo, dicendogli

Adesso infilamelo nel culo.

Bruno si è rialzato di scatto, ha tirato fuori il suo cazzo, grosso, duro, rosso e pulsante e dopo avermi insalivato per bene, mi ha penetrato. “Cazzo Mario” mi disse . Mi ero già scordata di quanto fosse grosso il suo cazzo e non ti nascondo che all’inizio mi sono sentita sfondare ma poi il dolore si è trasformato in piacere. È stato sesso selvaggio, rapido, animalesco. Ogni colpo di Bruno mi spingeva contro la porta, e il legno cigolava minacciosamente sotto la pressione. Le sue mani mi hanno afferrato i fianchi, le sue dita si conficcano nella carne, lasciandomi questi segni rossi e violacei che vedi.

Sì, così. Ancora,

gli ho urlato perdendo ogni controllo, ogni inibizione. L'ufficio non esisteva più. C'erano solo i nostri corpi, il suono della nostra pelle che si scontrava, i nostri gemiti che riempivano la stanza, l'odore di sesso che si mescolava a quello della carta e del caffè. Ho sentito l'orgasmo che si avvicinava, un'ondata che partiva dalla base della mia schiena e si propagava in tutto il mio corpo.

Vengo! Dio, vengo!

Ho urlato, mentre il piacere mi travolgeva, facendomi contrarre violentemente intorno al suo cazzo ancora duro. Bruno ha goduto subito dopo seguì poco dopo, scaricandomi tutta la sua sborra dentro con getti caldi e potenti.
Siamo rimasti così per un lungo momento, appoggiati l'uno all'altra, un po’ appesantiti dal piacere e dalla fatica, ma felici di averlo fatto. Poi mi sono sistemata la gonna e ricacciato dentro la camicia con qualche bottone in meno.

Questa è stata una pausa produttiva,

gli ho detto. Bruno si stava ancora sistemando i pantaloni, il viso rosso e l'espressione quasi colpevole, come un bambino sorpreso a fare qualcosa di proibito.

Angela, io...

stava per dirmi ed io di rimando

Niente scuse, Bruno. È stato quello che volevamo entrambi. Però Mario non dovrà saperlo. Non voglio coinvolgimenti amorosi con te che rischierebbero di mettere in crisi il mio e il tuo matrimonio. Mi piace scopare con te e continueremo a farlo se saprai essere discreto” Poi ho aperto la porta, e senza voltarmi gli ho detto

Chiamami, quando vuoi un'altra... riunione.”
“Fammi capire, tesoro” le chiesi “ niente più a tre?” “Esatto, hai capito bene. Mi è piaciuto perché non avevo idea che tu avessi programmato tutto e mi sembrava tutto spontaneo. Ma l’idea di programmare insieme non mi attizza e poi non voglio che lui pensi che tu sia uno che a cui piace vedersi scopare la moglie. “ Ma lo sai che mi piace se ti scopi qualcuno “ le dissi “ esatto, è proprio questo il punto. Sono io che mi scopo chi voglio e solo io so che a te piace, punto. Poi se te lo vorrò raccontare, o vorrò chiederti aiuto e complicità sarò io a decidere. Se ti sta bene, bene altrimenti non ne parliamo più” “Tesoro io chiedevo solo per evitare fraintendimenti. Certo che mi sta bene del resto te l’ho sempre detto. Scopati chi vuoi ma non amare nessun altro. Questo non potrei sopportarlo.” Da quel giorno la mia vita cambiò decisamente in meglio.

POSTED 3 COMMENTS:
  • avatar CompliceLui Wow

    11-10-2026 11:32:38

  • avatar Robusto Bel racconto

    11-10-2026 10:15:50

  • avatar SheandI Il modo in cui tua moglie ti rende cornuto è semplicemente straordinario. È una donna magnifica.

    10-10-2026 07:29:16






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