Marco e Elena - La camicia che brucia
by iado86Il suo bacio è un sigillo, salato e stanco. Il peso del suo corpo sul mio è un'ancora che mi tiene fermo in questo oceano di lenzuola appiccicose. L'odore nella stanza è un profumo denso, un miscuglio di sudore, del mio sperma, di quello di Luca, della sua lussuria. È l'odore della resa. Per un lungo momento, l'unica cosa che si muove è il respiro pesante di Elena contro il mio collo e il ronzio quasi impercettibile dell'aria condizionata, che combatte una battaglia persa contro il calore emanato dai nostri corpi. Il silenzio che segue è diverso da quello di prima. Non è carico di attesa, ma di conseguenze. È un imbarazzo vischioso, quasi tangibile, che si attacca alla pelle più del sudore.
Luca è ancora lì, in piedi vicino al letto. Non lo vedo, ma sento la sua presenza come un'ombra ingombrante, un osservatore silenzioso del nostro abbraccio post coito, poi Elena si muove. Si alza lentamente, staccandosi da me con un suono umido e sgradevole, come un nastro adesivo che viene via. La sua pelle è un dipinto di noi, con chiazze bianche e lucide che la coprono. Mi guarda un attimo, i suoi occhi verdi un po' annebbiati, poi scende dal letto. Non dice una parola, ma i suoi movimenti sono decisi. Si dirige verso il bagno, le sue generose cosce che sfregano l'una contro l'altra, e chiude la porta a mezza altezza, lasciando uno spiraglio dal quale esce il rumore dell'acqua che inizia a scorrere.
Resto supino, a fissare il soffitto. Il mio corpo è un relitto, esausto e soddisfatto. Mi sento inutile, piccolo, ma anche stranamente fiero. Ho organizzato tutto questo. Ho visto mia moglie essere presa, dominata, riempita da un altro uomo, e il mondo non è crollato. Anzi, per un momento, è stato perfetto. Dopo un minuto, mi alzo a mia volta. Le gambe mi tremano leggermente. Cammino verso il bagno, spingendo la porta. Elena è sotto la doccia, l'acqua calda che le percorre la schiena, facendo scivolare via i resti della nostra notte. La sua bionda chioma è bagnata e incollata alla nuca. Si sta lavando con una spugna, i suoi movimenti meccanici, quasi funzionali. Entro nella doccia con lei, senza parlare. Prendo un po' di sapone e mi lavo, strofinando via lo strato appiccicoso dalla mia pancia e dal mio torace. È un gesto strano, intimo. Siamo due sopravvissuti a una tempesta che si lavano via il fango.
Usciamo dalla doccia, ci asciughiamo in un silenzio complice. Torniamo in camera. Luca non si è mosso. È seduto sulla poltrona in un angolo, il corpo ancora teso, il suo cazzo – quel cazzo maestoso che ha devastato mia moglie – ancora duro, un palo di carne che si protende verso di noi, lucido sotto la luce fioca della stanza. Elena, sentendo i suoi occhi addosso, sembra sentire un brivido di disagio. Si avvicina alla sua valigia, ne tira fuori una camicia. È la sua camicia preferita, una camicia nera di lino, morbida al tatto, avvolge perfettamente le sue forme da sempre. La indossa per pudore, un gesto quasi innocente in una stanza così profanata. Il tessuto leggero le aderisce ai seni ancora umidi, disegnando i contorni dei suoi capezzoli duri.
È in quel momento che Luca parla. La sua voce è roca, più bassa del solito, il suo cazzo ha un sussulto, sembra quasi si irrigidisca ancora di più.
Quella camicia.
Elena si ferma, con un bottone mezzo infilato. Alza lo sguardo verso di lui.
Cosa?
Quella camicia,
ripete, e i suoi occhi sono fissi sulla stoffa come se potesse vedere attraverso di essa gli anni che ha passato a desiderarla.
La indossavi la prima volta che ti ho visto, a una festa di Marco. Eri diversa. Più semplice. Da allora, l'ho vista indossare altre volte. E ho sognato.
Fa una pausa, e il silenzio nella stanza diventa ancora più pesante.
Ti ho sognata più di una notte, Elena. In quella camicia. E senza.
La sua mano percorre il suo sesso facendo comparire il glande rosso fuoco da cui è uscita tutta la sua mascolinità. E' un movimento lento, ma che cattura l'attenzione, la mia, quella di Elena.
Le sue parole colpiscono come un pugno nello stomaco. Non è solo una confessione di desiderio, è una dichiarazione di un'ossessione pluriennale. Elena rimane immobile, la bocca leggermente aperta. Il suo sguardo passa dal viso di Luca alla camicia che indossa, e poi di nuovo a lui. Non so cosa stia pensando, ma vedo una scintilla nei suoi occhi, una miscela di shock, di potere e di un'eccitazione che cerca di nascondere. Lentamente, la sua mano scende dal bottone. Il suo sguardo, quasi involontariamente, scende. Scende lungo il petto di Luca, lungo il suo addome, e si ferma. Si ferma esattamente sul suo cazzo, ancora duro, ancora pronto, ancora un'offerta esplicita e inequivocabile. La domanda pende nell'aria, non detta ma urlata tra i tre di noi. Avrà la forza di resistere di nuovo?
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